Veeresh parla dell’amore

Quando penso a quello che l’amore significava per me ricordo  mio padre partire sulle navi, ritornava ogni tre mesi e come lo vedevo rientrare gli correvo incontro attraverso il corridoio.

Lui mi prendeva in braccio, mi metteva giù e io andavo immediatamente a guardare dentro i suoi bagagli, perché volevo un regalo. Lui mi portava sempre un regalo.

Questo è quello che ricordo dell’ amore, riguardo a mio padre.

Quando ero piccolo mia madre amava sentirmi cantare, perché non ne ero capace; ero stonato e a lei piaceva tantissimo. Dovevo stare davanti a tutta la famiglia, in piedi e cantare.Tutta la famiglia rideva e questo era il suo modo di dimostrare “Questo e’ mio figlio,e’ proprio grazioso”

Ricordo che la cosa peggiore che avessi potuto fare era disonorare mio padre. Mi rendo conto che fino all’età di 27 anni non feci che questo. Ero un tossicodipendente, andavo in prigione, venivo ricoverato negli ospedali psichiatrici, me ne andavo per le strade a vendere droga ed ero esattamente l’opposto di quello che lui avrebbe voluto: un orgoglioso figlio filippino, affinché lui potesse dire ”Questo e’ mio figlio!”

Quando  ero in prigione, lui e mia madre venivano a trovarmi. C’era qualcosa tra di noi, lui si metteva a piangere e non diceva nulla. Mia madre parlava in  continuazione e poi si alzavano e se ne andavano. allora non capivo. Ero così arrabbiato perché volevo le cose a modo mio, reagivo in continuazione!

Scoprii un altro modo di amare quando a 27 anni entrai di nuovo in ospedale. Ero in trattamento per la settima volta, il mio pigiama veniva stirato, tutto era tenuto in ordine, potevo fumare sigarette,  buttare le cicche per terra e guardare le persone che le pulivano. Poi mi dissero ’’Stiamo per iniziare un nuovo programma nella città di New York e se tu partecipi la tua fedina penale, la tua storia, saranno cancellate e potrai diventare uno specialista nella riabilitazione dalle dipendenze. Puoi ricevere un salario e lavorare per la città di New York.“

Aprirono su  un isola la prima Comunità Terapeutica: Phoenix House. La maggior parte di ciò che scoprii lì, non l’avevo vissuto prima. Per tutta la mia vita mi ero aggrappato a me stesso e avevo uno o due amici. Alla Phoenix House mi dicevano che dovevo relazionarmi a tutti e non mi era mai successo prima. Nell’ospedale avevo la mia piccola cricca, ma non si diventa amici con tutti, non e’ possibile. Loro invece mi chiedevano questo.

Dopo un po’ iniziarono a dirmi ’’Se un tuo amico sbaglia, è tua responsabilità fare qualcosa al riguardo.” Nella vita di strada non  si fa questo, non si riporta, non si va a dire ”Questa persona ha dimenticato di rifare il letto.“ E’ come andare dalla polizia e dire ”Questo spaccia droga.” Non andava bene secondo me ed allora me ne volevo andare. Così dissi “Non faccio la spia contro i miei amici”. A quel punto mi dissero: ”Sei stupido, se vuoi bene ai tuoi amici e loro sbagliano, tu devi sostenerli dicendolo, smettila di preoccuparti di te stesso.” Era  un’idea nuova. Prima di allora non c’ero che io, la droga, la mia sopravvivenza, e ora loro volevano che io mi sentissi responsabile per qualcun altro.

Un giorno, un ragazzo lasciò la comunità, prese un’overdose e morì. Fu riportato sull’ isola perché metà era adibita a cimitero pubblico. Persone che muoiono e non hanno denaro sono messe in fosse comuni e vengono sotterrate con le scavatrici. Con tutta la comunità stavamo intorno alla bara ed era una realtà. C’era il direttore e piangeva, piangevamo tutti. Il direttore disse: ’’Se voi foste stati consapevoli, questo si poteva evitare.’’ Era vero. Tutti si erano tirati indietro con lui. Nessuno voleva fare più nulla per lui, vi avevano rinunciato. Ora piangevamo tutti e vedevamo il fatto: una persona morta. Lui morì perché a noi non importava nulla di lui.

ed allora capii cosa significa amare qualcuno e prendermi cura dei miei amici e della comunità in cui vivo.

Ho un figlio, Champak, la sua nascita fu un’ altra esperienza d’amore per me, il vedere la nascita di un figlio e sentirsi connesso, sentire che sono parte di questo, che l’ ho creato anch’io.” Fu una stupenda esperienza d’amore. Era come dire ’’ Questo sono io e perciò ho la responsabilità, il bisogno e l’ amore per fare in modo che questo essere umano cresca il più possibile felice e sono pronto ad investire tutta la mia vita per questo senza esitazione di nessuna sorta. Provavo questo genere di sentimento, il sentimento paterno.

Mi ricordo quando morì mio padre. Andai a New York a vedere la mia famiglia. Non sapevo nulla di ciò che stava succedendogli. Chiesi ’’Come va mio padre?” Mia madre disse ’’Devi parlare con tuo zio. ’’ Allora capii subito che qualcosa non andava. Chiamai mio zio e lui mi disse che mio padre era in ospedale. La mia famiglia sapeva che mi facevo perciò aveva paura a dirmi che mio padre era morto. Questo per tutto l’amore che avevano per me. Cercavano di proteggermi, perché si rendevano conto che quando l’avrei saputo sarei andato a farmi.

Al funerale lo vidi steso morto, e per la prima volta nella mia vita iniziai a ringraziarlo per tutto quello di cui potevo ricordarmi. Invece di dire “Non c’eri quando ero piccolo” e “Perché hai lasciato mia madre?”, lo ringraziai “ grazie per avermi avuto, grazie per essere stato orgoglioso di me, grazie…” Continuai  fino alle lacrime. Mia madre iniziò a preoccuparsi, mi prese tra le sue braccia, mio zio mi abbracciò, pensarono che ero isterico, ma avevo bisogno di parlare. Quando ebbi finito, sentii “Ora sono un uomo, mio padre non c’é più,  e’ morto. Ora devo crescere. ’’ Quando mio padre morì diventai un uomo.

Poi incontrai Osho. Con lui potevo essere un bambino e ridacchiare,  lui era il mio grande babbo, potevo andare da lui e dire in modo diretto ’’Hey senti Osho, ho bisogno di sapere questo ’’. Lui allora mi guardava e incominciava ”Blah, blah, blah.’’ E mi dava così tanto, tutto: amicizia, mi dava un colpetto sulla testa, chiarendo tutto. Per tanto tempo pensavo che volevo essere come Osho; mi rendevo conto che era il miglior modello di riferimento che potevo trovare. Dovevo fare a modo mio. Ecco perché voglio insegnare a voi. Anche voi dovete amare a modo vostro.

Erich Fromm ha scritto un libro sull’ arte d’amare. Dice che avete bisogno di determinati ingredienti, come per una zuppa, per fare in  modo che l’amore tra due persone accada. Uno degli ingredienti a suo parere é la consapevolezza. Dovete essere consapevoli. C’é un’altra persona e questa persona non siete voi. L’altra persona ha gusti diversi; non beve caffè ma tè. Dovete essere consapevoli. Dovete vedere anche l’altra persona: questa e’ consapevolezza.

Un altro ingrediente e’ il rispetto. In molte relazioni la parola rispetto non esiste. Rispetto significa che hai il diritto di essere come sei. Magari non mi piace, ma devo rispettare il tuo spazio sulla terra, devo rispettare che tu scegli di essere chi sei in questo momento, e fare quello che ti senti di fare. Magari non risponde alle mie aspettative, ma devo rispettare  chi sei.

Un altro ingrediente e’ la comprensione. A volte vedi che il tuo compagno (o la tua compagna) e’ in un certo spazio, e tu capisci che devi metterti da parte e fare un grande sforzo per raggiungere l’altra persona, perché in quel momento e’ nel bisogno. Non e’ un prezzo da pagare, é perché amate l’altra persona!

Un altro ingrediente é prendersi cura dell’altro. Uscite dal vostro mondo per creare qualcosa per l’altra persona. Lasciate un fiore e il vostro pensiero e’ “Quando torna a casa sicuramente sarà: Yippee! ”. Questo e’ prendersi cura.

Se ti amo ti devo vedere e devo capire quali sono i tuoi bisogni e quali sono i miei. Devo anche capire chi sono. Se iniziate ad avere rispetto, cura e comprensione in un gruppo di terapia lo potete avere anche nella vita di tutti i giorni. Un gruppo terapeutico e’ un luogo molto speciale per provare, sperimentare.

Nel profondo voi non credete di essere degni d’amore, così e’ meglio abbracciare qualcuno e farlo sentire bene. Dopo un po’ che continuano a sorridervi, siete costretti a credere che state facendo qualcosa di giusto, perciò siete degni d’amore. Esercitatevi! Siate degni d’amore! I vostri occhi brilleranno di luce!

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