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Lo sciamanesimo ha origini antichissime, era già presente durante le società matriarcali, nelle quali era vivo il culto della Dea Madre, e si è protratto nel tempo, come forma di spiritualità fortemente legata alla natura, basata su un concetto animistico del divino, cioè dio in ogni forma e in ogni cosa, piuttosto che sul riconoscimento di una divinità monoteistica. Lo sciamanesimo non è una religione, ma una metodologia utilizzata dalle antiche popolazioni su tutto il pianeta per curare e guarire le malattie fisiche e spirituali. In realtà lo sciamano si occupava principalmente della malattia "spirituale", con la convinzione che la malattia fisica sia un aspetto di quella spirituale e che di conseguenza, guarendo l'individuo dalla sua "mancanza" a livello spirituale, anche la parte fisica ne trae beneficio. Le pratiche sciamaniche per la guarigione spirituale riguardavano sostanzialmente il recupero di parti di anima del paziente, e l'estrazione della malattia o dell'intrusione spirituale. Queste erano pratiche effettuate esclusivamente dallo sciamano, che utilizzava la sua capacità di viaggiare in una realtà non ordinaria per chiedere consiglio ai Maestri e agli Animali di Potere su come operare la guarigione della persona. Alcune culture sciamaniche utilizzavano danze rituali e canti per entrare in stati alterati di coscienza, altre facevano uso anche di erbe cosiddette “maestre” per entrare in stati modificati della coscienza ed accedere a risorse psichiche e intuitive altrimenti non accessibili, per “connettersi” con lo “spirito” e chiedere consiglio.
Per comprendere l’essenza dello sciamanesimo è importante prendere in considerazione le forme più antiche di manifestazione della religiosità, pur riaffermando il concetto che lo sciamanesimo non è una religione, perché questo è il solo modo per individuare il contesto in cui si sviluppano le pratiche e le credenze sciamaniche. Per esempio, é possibile che già l’uomo di Neanderthal credesse in un mondo in cui esseri spirituali erano presenti negli animali, nelle pietre e negli alberi, e che concepisse una qualche forma di vita dopo la morte, in cui l’uomo continuava a compiere le sue attività. Tale deduzione è ipotetica ed è basata su alcuni ritrovamenti di scheletri umani accanto ai quali erano posti strumenti di pietra e di osso che in qualche modo facevano pensare che sarebbero serviti a questa persona dopo la morte. Si hanno invece indicazioni più precise sul fatto che durante il Paleolitico Superiore l’uomo aveva cominciato ad elaborare un pensiero magico-religioso, come mostrano per esempio pitture ritrovate in caverne francesi risalenti a quindicimila anni fa, che rappresentano un cacciatore-stregone armato di arco e travestito da bisonte in mezzo ad una mandria di animali selvatici.
La cultura sciamanica era imperniata sulla figura dello sciamano della comunità. Lo sciamano era l’equivalente del medico per quanto riguarda la cura del corpo fisico, e del sacerdote per quanto riguarda la cura dello spirito: è sempre stata una figura di rilievo e di tutto rispetto nelle comunità di cultura animistica, era la persona in grado di guarirne i membri da malattie anche gravi, di tenere lontano la negatività, di fare buoni auspici per il raccolto, per la stagione, per i matrimoni, per le nascite, di infondere rilassamento e pace ai morenti, era in grado di fare viaggi nell’aldilà, accedendo a realtà parallele tramite stati alterati di coscienza, e di tornare portando messaggi dagli spiriti. Veniva temuto e rispettato. Spesso aveva una straordinaria forza fisica, ottenuta con mesi o anni di iniziazione, privazioni, prove fisiche e morali, che facevano di lui un personaggio affascinante ed equilibratore: i suoi consigli erano d’oro e la sua protezione d’acciaio. L’intera comunità cercava aiuto dallo sciamano, le persone si lasciavano andare rivelando allo sciamano anche i loro più intimi segreti, poiché lo sciamano era in grado di risolvere difficoltà materiali, psicologiche e di guarire malattie. Lo sciamano era messaggero degli déi, portavoce degli spiriti, le sue conoscenze e le sue tecniche erano per la tribù uno scudo rassicurante contro una natura inquietante e ribelle. Lo sciamano poteva diventare tale per ereditarietà, per vocazione, oppure veniva “eletto” nel caso in cui veniva a mancare lo sciamano della comunità, non senza prima aver sostenuta una “prova” pubblicamente. Spesso il futuro sciamano che aveva avuto una “chiamata” cambiava repentinamente il suo atteggiamento, si inoltrava nella natura e lì vi rimaneva da solo, per giorni, alla ricerca della propria visione. Gli sciamani erano anche donne, per esempio nelle comunità sciamaniche siberiane oppure in quelle dell’america centrale e del sud-america. Nelle culture sciamaniche vi era un grande rispetto per la natura e per tutti gli esseri, dalle pietre ai vegetali agli animali, e ogni essere veniva rispettato per la sua unicità, sacralità, e interdipendenza con il mondo circostante. Per questo motivo, solitamente la raccolta di piante e l’uccisione di animali per consumarne la carne e utilizzarne la pelle veniva accompagnata da rituali e preghiere di ringraziamento
Nelle culture sciamaniche venivano utlizzati oggetti simbolici che sono comuni a molte nuclei etnici, come per esempio il tamburo, la cui vibrazione risuona nel cuore ed è in sincronia con il ritmo del battito di madre terra, e la pipa sacra, simbolo di rilassamento e pace, poiché attraverso la pipa venivano fumate le erbe “maestre” che permettevano di accedere a realtà non ordinarie, in cui la coscienza si liberava oltre ogni credenza individuale e collettiva, permettendo l’espansione dei sensi e del pensiero oltre i confini dell’ordinario, e la connessione con il divino; oltre a questi vi erano tanti altri oggetti in molte culture sciamaniche, importanti per il compito dello sciamano, per esempio la borsa della medicina, il rattle, il fischietto, piume di uccelli e pelli di animali, resine e incensi da bruciare, il bastone parlante, e molti altri ancora. Tali oggetti erano chiamati “oggetti di potere”, appartenevano alla sciamano che li conservava con cura e li utilizzava per invocare gli spiriti, per purificare, per andare in stato di trance, per allontanare la negatività, in generale per le sue pratiche rituali pubbliche e private.
Tra la simbologia sciamanica è forte anche quella dell’animale di potere, immagine che spesso compariva durante le danze sciamaniche, e che portavano messaggi importanti allo sciamano e la risposta dello spirito alle domande da lui fatte con intenzione e fiducia. Esistono così molti animali di potere, in base alla dislocazione geografica delle varie culture sciamaniche, come per esempio: il serpente, il giaguaro, il daino, la rana, la foca, il cavallo, il bisonte, il coyote, il delfino, il gufo, ognuno di essi ha un significato e porta un messaggio dal divino.
I veri sciamani sono in via di estinzione poiché la loro ragione di essere è incompatibile con una certa forma di civiltà, tuttavia l’autentica tradizione sciamanica esiste ancora in regioni inospitali dove il progresso, il commercio e il turismo riescono a penetrare difficilmente, almeno per ora. Lo sciamanesimo è un fenomeno spirituale legato alla natura e alla terra intesa come madre dalla quale tutto nasce e alla quale tutto ritorna. Si hanno testimonianze di culture sciamaniche nell’Asia centro-settentrionale, nelle regioni Siberiane e Artiche Nord-Europee, nelle popolazioni Eskimesi, negli indiani d’America del nord, del centro e del sud, in Oceania, in Australia, nel Sud-Est Asiatico, in India, in Tibet, in Cina. La cultura sciamanica comprende un insieme di pratiche comuni a molti nuclei geografici, adattate e amalgamate in ciascuna etnìa, ma che hanno un comune contenuto magico-religioso e simbolico. Alcune di queste pratiche sono le danze in stato di trance e i viaggi nel mondo dello spirito.
L’avventura sciamanica, un tempo riservata agli studi etnologici attraverso i racconti di viaggio di avventurieri e missionari, fu messa in risalto negli anni settanta, grazie alle lezioni di uno sciamano yaqui, Don Juan Matus, che diede la spinta iniziale alla sperimentazione di tali conoscenze e tradizioni, promuovendo la pubblicazione di tutta una nuova letteratura sciamanica, nata da un bisogno di ricerca interiore, di autenticità, di ritorno alla natura e alle origini piuttosto che dalla necessità di raccogliere dati sterili per ricostruzioni di archivi storici. Verso la fine degli anni ottanta un gruppo di ricercatori che facevano capo a Frank Natale, figura di rilievo in quegli anni nel campo della psicoterapia e degli studi per lo sviluppo del potenziale umano, fece delle ricerche presso diverse culture sciamaniche nel mondo, dagli Zulu ai Sangoma dell’Africa ai Daimè del Sud America, ai Sami del nord Europa. Dopo mesi di viaggi e sperimentazione di pratiche sciamaniche, tali ricercatori resero contemporanee queste pratiche ricreando alcuni rituali in un formato temporale e musicale adatto per l’uomo occidentale. Nacquero così i rituali di “Trance Dance”, di “Caccia All’anima”, e il “Viaggio Sciamanico”, che furono proposti a molte persone con notevole successo e grandi risultati sul piano della crescita personale e della trasformazione spirituale, infatti queste pratiche rituali si propongono come strumento in grado di aiutare l’uomo moderno a risolvere i propri dissidi, superando la barriera tra corpo e mente a aprendo le porte dei sensi a ciò che non è manifesto. Lo sciamanesimo è in ultima analisi la via del cuore, è l’arte di riconnettersi con il proprio sé, con la propria natura e con la parte divina in ognuno di noi, è il ritorno a casa nel corpo, è la capacità di accedere a stati di estasi in modo naturale, è il vedere l’invisibile oltre la realtà manifesta, è il riportare a casa frammenti di anima perduti a causa di traumi fisici e psicologici, è il rilassarsi nella propria integrità, è il ritrovare la propria passione, la propria autenticità l’estasi interiore, i propri talenti, la creatività, la gioia di vivere.

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