Relazionarsi: Che Emozione!

(Articolo di Leela pubblicato sull’Osho Times Italiano, novembre 2008)

SI’, è davvero emozionante relazionarsi, conoscere persone nuove, creare nuove amicizie, avere amici con cui divertirsi e disponibili ad ascoltarci quando siamo un po’ giù… oppure flirtare, innamorarsi… sentire la passione… è una grande eccitazione, un brivido che ci ricorda che siamo vivi! E poi ancora… entrare in intimità, capire l’altro e farsi capire, prendersi cura l’uno dell’altro, condividere se stessi, ricevere con gratitudine… sensazioni che scaldano il cuore e ci fanno sentire bene.

Ma quante persone riescono ad andare veramente in profondità nell’amicizia, quante persone riescono ad entrare veramente in intimità con l’altro, al punto da riconoscere: sono uno con te e tuttavia sono un individuo libero? In molti casi, passata l’eccitazione iniziale, relazionarsi all’altro diventa complicato: nascono le aspettative, le reazioni e le frustrazioni quando i nostri bisogni non vengono soddisfatti, ci sentiamo delusi, traditi, oppure annoiati e a volte con la voglia di scappare lontano; non c’è la consapevolezza di un vero relazionarsi, ci sono piuttosto giochi di potere e strategie che servono per mantenere la situazione in uno stabile malessere, ma meglio che essere soli.

In quest’ epoca di crisi la scoperta più inquietante è che la maggior parte della gente vive nell’isolamento emozionale, cioè nell’incapacità di sentire le proprie emozioni, di condividere il proprio stato d’animo, di essere empatici e di capire l’altro. Senza questi presupposti diventa difficile relazionarsi, poiché relazionarsi presuppone la disponibilità ad ascoltarsi, a lasciare crollare i propri schemi di difesa rendendosi vulnerabili, altrimenti non ci può essere un incontro da cuore a cuore, ma solo da ego a ego, e l’ego ha paura, è arrabbiato, soffre e distrugge.Relazionarsi è uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano, possiamo sopravvivere in solitudine, ma se vogliamo veramente vivere abbiamo bisogno di relazioni sane e positive che nutrono il nostro cuore, ci aiutano ad espanderci, ad evolverci, e a migliorare noi stessi.

Venti anni fa non era così semplice per me fare nuove conoscenze, creare nuove amicizie, entrare in intimità con qualcuno. Ero carica di tutto il mio bagaglio di condizionamenti, di quello che si deve e non si deve fare, di ciò che è morale e ciò che non lo è, avevo le mie difese, come la vergogna e la timidezza, che mi impedivano di sentirmi libera di incontrare veramente le persone.

Quando incominciai a entrare in contatto con le mie emozioni capìi che dietro alla mia timidezza c’era molta rabbia, soprattutto nei confronti della figura maschile, e tale emozione ne copriva un’altra ancora più profonda: la paura di provare dolore e umiliazione nell’essere rifiutata. L’idea di non essere accettata creava in me un forte disagio che riuscivo a contenere solo evitando le situazioni in cui dovevo mettermi in gioco: energeticamente “collassavo” di fronte ad una situazione critica, il respiro mi si spezzava e sparivo nell’angolino senza che nessuno se ne accorgesse, con non poca frustrazione.

Esprimere l’emozione della rabbia mi fu molto utile per capire che la mia energia e la mia capacità di relazionarmi erano molto più forti di quello che credevo, non avevo bisogno di coprire il mio disagio con la timidezza, e attraverso l’espressione delle emozioni potevo entrare in contatto con la mia energia vitale e con il mio potere personale; la mia autostima e la mia sicurezza crebbero e contribuirono ad attenuare la paura di riprovare il dolore e il senso di umiliazione dovuti al rifiuto, una vecchia memoria che aveva origini nella mia famiglia, lasciando il posto a più leggerezza e ad una comunicazione libera e più fluente; avevo imparato a comunicare quello che mi piaceva e quello che non mi piaceva, ad andare oltre la paura di non essere accettata per quello che sono.